Alla finestra

 

L’operaio di Tempi Moderni e il ragionier Fantozzi incarnano l’incubo del lavoro nel ventesimo secolo: sottomissione, ripetitività, alienazione.

Una concezione del lavoro poco o nulla creativa, basata sul concetto di produttività, che assorbe buona parte della nostra giornata e costituisce l’ossatura di un sistema economico basato sul consumo inconsapevole.

Ha funzionato finora.

Ma automatizzazione ed esternalizzazione delle attività non creative rendono sempre più evidenti la fragilità e i paradossi del sistema. Il disoccupato si sente perduto. L’occupato ha l’obbligo sociale di sentirsi fortunato, anche se detesta il proprio lavoro. Entrambi sono invitati comunque a consumare.

Noi crediamo che il lavoro vada ripensato e trasformato in modo da soddisfare le nostre profonde aspirazioni, stimolare i nostri talenti, migliorare la qualità della nostra vita.

Siamo stufi della frenesia che ci fa correre, come criceti su una ruota, senza raggiungere alcuna meta.

Crediamo sia possibile vivere una vita meno sbilanciata, nella quale il tempo, l’unica autentica ricchezza, possa essere utilizzato per nutrire e accrescere il lato intellettuale, emotivo e spirituale della nostra esistenza.

Eh no, tutto ciò non accade dalle 9,00 alle 18,00 nel chiuso dei nostri uffici. Le idee migliori nascono mentre siamo intenti a fare altro. O apparentemente nulla.

Ecco perché ci riconosciamo nella frase attribuita a Joseph Conrad “Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?”

E ci aspettiamo che aziende e governi capiscano che il ventunesimo secolo offre tutte le opportunità per costruire una nuova sostenibilità economica e concepire una diversa gestione del tempo.

Noi, intanto, guardando fuori dalla finestra, proviamo ad offrirvi ciò che di bello, interessante e curioso questa vita propone.

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