Contro il logorio della vita moderna

artichoke-591685_640Il buon vecchio Giove si era, come al solito, invaghito di una bella ninfa dai capelli color cenere e gli occhi verdi e viola. Si chiamava Cynara, per via dei capelli grigi, e aveva un carattere orgoglioso e “spinoso”. Vistosi rifiutato, il padre degli dei, che era bello ‘ncazzuso pure lui, la trasformò in carciofo. Da qui il nome scientifico dell’ortaggio che torna in questo periodo sulle nostre tavole: Cynara Scolymus. Spinoso fuori, dal bel colore cangiante verde violaceo e dal cuore tenero, proprio come una bella fanciulla.
Arrivata dal Mediterraneo orientale, la varietà selvatica era conosciuta da Greci e Romani che ne apprezzavano le proprietà afrodisiache (ah queste ninfe!) e Plinio il Vecchio ne decantava la proprietà tonificante e rimedio contro la calvizie. Fu domesticato in Sicilia già nel I secolo, passò a Napoli, poi in Toscana. Da lì Caterina de’ Medici lo portò in Francia insieme alla forchetta e alle mutande, civilizzando quel popolo che secoli dopo avrebbe invaso il mondo con i suoi chefs e la sua cuisine fatta di intingoli e creme, dimenticando da chi avevano imparato.
Al giorno d’oggi esistono diverse varietà di carciofi che sono elemento importante di cucine regionali. Basti pensare al carciofo alla giudìa per Roma, alla torta pasqualina ligure e ai molti usi che se ne fa in Sicilia.
Soprattutto ricordiamo le sue proprietà digestive che dagli anni ’60 furono decantate da un imperturbabile Ernesto Calindri seduto in mezzo al traffico. Un invito a staccare, a godersi un momento di relax per “digerire” una vita piena di affanni e stress. Ed eravamo solo nel 1966!

I carciofi si raccolgono a partire da gennaio-febbraio, quando la pianta comincia a produrre i primi boccioli floreali, che sono la parte edibile della pianta, con parte del fusto erbaceo che li porta. Va detto che la varietà del carciofo influisce sui periodi di raccolta che si possono protrarre fino a maggio.
In zone più calde si pratica la coltivazione del carciofo in forzatura, si favorisce cioè uno sviluppo anticipato della pianta; in questo modo la prima raccolta di carciofi si può effettuare in ottobre o novembre; i fiori ottenuti saranno molto piccoli, adatti ad essere preservati congelati o sottolio. Questo tipo di coltivazione in genere diminuisce la vita della carciofaia, in quanto costringe la pianta a due stagioni di fioritura in un anno.
L’Italia è il maggior produttore mondiale di carciofi con circa il 30%.

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