Die Wanderung

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Caspar David Friedrich – “Donna alla finestra” 1822

La parola tedesca wanderung viene per lo più tradotta in italiano con escursione, camminata, anche migrazione. E in effetti, sotto il profilo strettamente sportivo, richiama certamente quei faticosi spostamenti nel cuore della natura che con neologismi e tecnicismi vengono oggi anche definiti trekking o hiking. Ma la parola tedesca, come ben sa chi conosce la lingua, la storia e la letteratura di quel popolo, offre altri ben più profondi significati.

Alla scoperta di se stessi
Il wanderer tedesco non si inerpica su per i sentieri di montagna, non si inoltra nel fitto dei boschi, non supera colli e fiumi per uno scopo finale. Non lo fa per dire “sono arrivato, adesso torniamo indietro”. Il wanderer inizia la sua passeggiata senza una meta fisica specifica, il suo vagare non è il mezzo ma lo scopo stesso. Immergersi nella natura, possibilmente ancora un po’ selvaggia e possibilmente da soli, è lo strumento per andare in cerca di se stesso, per scavare nelle profondità del proprio animo, per cogliere nell’immanenza della natura l’eco soprannaturale del divino. È una filosofia del movimento diversa da quella latina o indoeuropea dove lo spostamento da un luogo all’altro era dettato da necessità impellenti o episodiche come la transumanza, è una filosofia che viene da lontano, forse dai primi Clerici vagantes e pellegrini che percorrevano l’Europa nei primi secoli del Cristianesimo. È interessante notare come la regola benedettina, evidentemente di connotazione più latina, non vedesse di buon occhio questi Wandermönche senza fissa dimora, senza disciplina e schiavi dell’umore.

Le nobili origini
Ma la connotazione spiritualmente intimistica legata al concetto di wandern così come lo intendono oggi i tedeschi si è formata con il pietismo e il romanticismo.  Fra questi due movimenti spirituali e intellettuali anche l’illuminismo ha avuto la sua parte ma alla scoperta della natura veniva dato un significato più sociale e razionale laddove il romanticismo esaltò invece il lato irrazionale e trascendentale, anche se non necessariamente cristiano.
Uno dei massimi interpreti e potremmo dire teorizzatori di questa visione del wandern fu Göthe che in numerose liriche esprime questa ricerca di sé attraverso la scoperta della natura, in una prospettiva di panteismo cosmico e pagano. Dopo tutto il Wilhelm Meister del genio di Weimar non era forse un wanderer?
Il sentimento romantico ha infine talmente pervaso il significato della parola wanderung che ne è scaturito un inno popolare sui versi della poesia Wanderschaft di Wilhelm Müller, inizialmente musicata da Franz Schubert nel 1823, poi di nuovo da Carl Friedrich Zöllner nel 1844.
E naturalmente anche nell’arte figurativa l’avventura dello spirito alla ricerca di se stessi al cospetto della natura ha trovato i suoi interpreti ed esponenti. Come non ricordare i quadri di Caspar David Friedrich pervasi come sono di quel senso di meraviglia estatica e al contempo di riflessione interiore tipici del romanticismo. Se una delle sue opere più famose è certamente “Il viandante sul mare di nebbia” che proprio questi sentimenti esprime al meglio, l’immagine qui scelta (“Donna alla finestra” del 1822) richiama sicuramente da vicino il titolo e lo spirito di questo blog.

Chi ottiene la pace con dignità ha raggiunto la vetta della vita. Per lui, libero dagli affanni quotidiani, è sempre domenica.

Se cercate al giorno d’oggi il significato della parola wanderung in un vocabolario troverete difficilmente elencate queste implicazioni filosofico-spirituali ma ogni tedesco che si rispetti sa nell’intimo che preparandosi per una di queste passeggiate non dovrà porsi una meta, dovrà portarsi un libro da leggere e sostare quando la natura (la sua personale esperienza di natura) lo impone. Esattamente come questo simpatico vecchietto di un’immagine popolare che si tramanda nella famiglia di mia madre dal 1939.

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