Era de maggio

cherry-167341_1280Ikebana, origami, la cerimonia del tè, la calligrafia, l’arte dei giardini. La cultura giapponese coltiva ancora molte forme tradizionali improntate a bellezza e armonia. Una di queste si svolge in primavera: è l’hanami, letteralmente “guardare i fiori”, i sakura, cioè i fiori di ciliegio. Ci si stende sotto gli alberi e si apre lo sguardo e l’anima alla poesia della natura. La fioritura dei ciliegi dura poco, così questa meravigliosa tradizione rappresenta anche un monito, un pensiero alla caducità della vita. In un attimo i petali rosa (la leggenda li vuole originariamente bianchi poi colorati per il sangue versato dai samurai sepolti sotto gli alberi) appena sbocciati già volteggiano portati dalla brezza primaverile, formando un soffice tappeto su cui gli amici giapponesi banchettano a base di sushi e sakè.
Ma la grazia eterea e rosa dei ciliegi ornamentali giapponesi non ci deve far dimenticare che nello stesso periodo, dall’altra parte del mondo, qui da noi insomma, ci confrontiamo con il rosso peccaminoso dei frutti. Sacre a Venere, passando per la Sicilia fino ad arrivare in Finlandia (crescono anche lì?), le ciliegie sono simbolo di amore, di passione, di peccato.
La carnalità del frutto viene in qualche modo ricordata anche in alcuni versi di canzoni napoletane

Era de maggio e te cadéano ‘nzino,
a schiocche a schiocche, li ccerase rosse

che dà un’immagine pittorica di voluttà ubertosa

oppure

E tene ‘a faccia comm’ ‘e ffronne ‘e rosa,
E tene ‘a vocca comm’a ‘na cerasa

dove la bocca rossa e carnosa è ovviamente simbolo di passione e desiderio.
Chi assaggia l’amore una volta non può più farne a meno, una ciliegia tira l’altra recita il proverbio.
Parafrasando De Andrè possiamo però dire che dove c’è amore profano, quello sacro non è lontano. Così sappiamo che il 6 giugno è san Gerardo dei Tintori, compatrono di Monza e patrono delle ciliegie. Si racconta che il sant’uomo si trattenesse spesso in chiesa a pregare fino a tarda ora e una sera, per convincere i canonici del Duomo a lasciarlo rimanere oltre l’orario di chiusura, promise loro un cesto di ciliegie; benché fosse pieno inverno, gliele consegnò subito la mattina successiva.

Se dunque vi piace la ciliegia nelle sue tante varianti, questa è la stagione giusta. A fine maggio, da Vignola a Marostica a Palombara Sabina è tempo di sagra. Un’ottima occasione per vivere la campagna e (ri)scoprire meravigliosi borghi.

La raccolta delle ciliegie ha inizio dalla metà di maggio fino ai primi di luglio ma di regola coincide con il mese di giugno.  Il 24 giugno, festa di San Giovanni, si deve tassativamente completare la raccolta delle ciliegie precoci altrimenti vengono poi infestate da piccole larve bianche dette “giovannini”. Ci sono però anche varietà che maturano più tardi, come per esempio la ciliegia S. Giacomo che matura il 25 luglio, appunto nel giorno di San Giacomo il Maggiore. Altre importanti varietà sono la Ferrovia (coltivata per la prima volta nel 1935 presso un casello ferroviario vicino Bari), il Durone di Vignola, il Graffione Bianco, la Marosticana, la francese Napoleon.

 

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