Flâner à Paris

caffè parisParigi. È difficile rendere con parole scritte il tono con cui noi italiani (soprattutto le donne) pronunciamo questa magica parola: romantica malinconia, nostalgico abbandono, sensuale trasporto. Allunghiamo la “i” centrale, Pariiigi, come a cullarci, a cercare riparo tra le sue lettere, prolunghiamo il piacere di pronunciarle.
Sì, è vero, è la città dell’amore, delle luci, dell’eleganza, delle opere d’arte, dei bei palazzi e dei boulevards. Ma non è solo questo. A Parigi “on prend son temps“, prendono il loro tempo, che non significa non fare niente ma riflettere e aspettare il momento giusto. Dov’è che i parigini aspettano il momento giusto? Al caffè. La città è piena di caffè e bistrot con tavolini all’aperto e vetrate sul marciapiedi dove giovani e meno giovani, soli o in compagnia, siedono anche per ore, solo con una tazza di caffè o una birra. Leggono, studiano, scrivono, chiacchierano, discutono.

È questa abitudine che ha portato a sedersi al Deux Magots, alla Brasserie Lipp e al Café de Flore personaggi che hanno rappresentato l’élite culturale degli anni ’30, ’40 e ’50 come Picasso, Joan Mirò, Salvador Dalì, Manuel Angelo Ortiz, Juan Gris, Luis Buňuel, Magritte, Paul Eluard, André Gide, Sartre, Camus e quelli della “Banda Prévert” citati qui in ordine sparso. I tempi del caffè letterario sono ormai finiti, ma i parigini ancora si siedono per osservare i passanti e le rondini sui tetti.

E se non siedono allora passeggiano. Flâner è il verbo giusto, camminare lentamente senza una meta precisa (confronta la Wanderung tedesca), lungo i grandi boulevards o per le strette vie di Montmartre, possibilmente a braccetto con la tua amata come canta con stile inconfondibile Yves Montand.

 

Ancora una volta il fattore tempo non conta, in questo momento non si ha null’altro da fare se non godere della vita e della Bellezza. Come ci insegna Bécaud “C’est la rose l’important”

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