Guida strategica alla felicità

Marty Nemko è un career e life coach della San Francisco Bay Area. In un breve articolo sul Time e nel suo blog si dichiara rattristato, anzi arrabbiato, per la tendenza, sempre più diffusa, ad invocare un maggior equilibrio tra lavoro e vita privata e a definire le persone che lavorano sessanta ore alla settimana, o anche più, workaholic, cioè afflitte da una dipendenza equiparabile a quella da alcol o da droghe varie.

Se un bravo coach deve saper risvegliare nelle persone quello spirito che le aiuti a crescere e a raggiungere lo scopo della loro vita – possiamo azzardare che questo scopo nella maggior parte dei casi sia la felicità? ma sì azzardiamo – vediamo come Nemko, “il miglior career coach della Bay Area”, assolve il suo compito.

In effetti, il nostro ha grande successo nel guidare le persone nella loro realizzazione professionale, e quindi esistenziale – sì, per Nemko le due cose coincidono – e pertanto si può dire che le aiuti a raggiungere la felicità attraverso il lavoro. Da ciò che scrive potremmo desumere la sua ricetta per la felicità, raggiungibile in tre semplici passi.

GUIDE TO

Vediamo come.

 

1Lavorare sodo dalle quaranta alle sessanta e più ore a settimana non è una forma di dipendenza, ma il modo più saggio per utilizzare il proprio tempo al servizio della collettività producendo beni, servizi e ricchezza. E questo vale non solo per chi ha il privilegio di svolgere un lavoro prestigioso e interessante, ma anche per chi fa un lavoro noioso, ripetitivo o di basso livello. L’importante è produrre. Non tutti ne sono capaci, certo, ma se hai le qualità per lavorare più di sessanta ore a settimana, non lasciarti intrappolare dalla falsa credenza che la tua sia una malattia. Infatti non solo la tua salute non ne subirà danno alcuno, ma guadagnerai di più e meriterai l’appellativo di EROE.

 

2

La famiglia può essere una bella cosa. Per alcuni crearne una è tra le cose più importanti. Ma se la tua missione è il lavoro, e hai una famiglia, fa molta attenzione perché i bambini non capiscono il mondo dei grandi e hanno strane esigenze: pretendono il tuo tempo; non comprendono che ciò che importa è la qualità – le ore che trascorri a casa mentre dormono sono fondamentali – e non la quantità di tempo che dedichi loro. Il coniuge poi. Quanto egoismo c’è nella sua richiesta che tu sia un po’ più presente. Suvvia. Non lasciarti intrappolare da questi ricatti emotivi. Non dimenticare mai la tua MISSIONE.

 

3Il tempo libero? dunque quello trascorso mentre compi la tua missione eroica è tempo “prigioniero”? quale arricchimento potrà mai esservi nello studiare musica, o nel leggere, o nel disegnare, se non ne fai una professione altamente remunerata? Il tempo utilizzato per ricrearsi, senza produrre e senza guadagnare, è tempo sprecato. Roba da pigri inconcludenti. Ricordati che il lavoro non è un mezzo, ma un FINE.

 

 

Ah, Mr Nemko! la società si trasforma e con essa il lavoro e la sua concezione. In questa società, che ha nuovi strumenti di crescita e nuove possibilità di realizzazione personale e collettiva, la sua ricetta risulta stantia. Sa di muffa.

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