I formaggini

Dice che la tecnica ti viene in aiuto. Dice che ti semplifica la vita. Dice. Beh, nel mio caso non è così. Tutti i sistemi  per aprire in maniera semplificata una confezione di biscotti, di pasta, di fazzoletti o di pannolini rimangono lettera morta. Aprire un formaggino poi senza sporcarsi le dita e senza sprecare mezzo chilo di prodotto che si infila negli interstizi della stagnola è un’impresa. Ho studiato la cosa scientificamente con metodo comparatorio. Ecco i risultati della ricerca.
Esistono tre tipi di packaging

  • Il formaggino rettangolare presenta una linguetta posizionata centralmente sul lato corto. In effetti si tratta di due linguette sovrapposte che servono a tirare due lembi per liberare il lato superiore. Se però queste due linguette non sono perfettamente incollate abbiamo un primo problema: un lembo da una parte, un lembo dall’altra e addio apertura pulita. Ma il difetto maggiore di tutto il progetto ingegneristico è che si libera un solo lato con i bordi ancora ricoperti di stagnola. Risultato: bisogna intervenire con le unghie lasciando una certa quantità negli angoli.
    Voto 5.
  • Formaggino triangolareIl formaggino triangolare presenta una linguetta colorata (rossa, blu, dipende dalle marche) al vertice del triangolo che in teoria dovrebbe aprire tutto l’involucro senza danno. In teoria. In pratica, la maggior parte delle volte, il primo lembo si stacca e anche stavolta le dita si inguacchiano. Voto 4.
  • Il formaggino rotondo, probabilmente il migliore dei tre. Pare sia stato il primo BelPAesesul mercato come “formaggio” di  grande distribuzione con packaging singolo. Si presenta con un’arricciatura della copertura superiore con quella inferiore. È lì che bisogna intervenire con un piccolo intaglio e quindi tirare via il bordo. Se, e dico se, questa operazione riesce bene al primo colpo allora il formaggino si presenterà integro e immacolato adagiato sulla copertura inferiore pronto per essere impiattato. Ho detto se. Voto 6.
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