Il cibo, delizia e tirannia

vertumnus“La teoria degli alimenti è di grande importanza etica e politica. I cibi si trasformano in sangue, il sangue in cuore e cervello; in materia di pensieri e sentimenti. L’alimento umano è il fondamento della cultura e del sentimento. Se volete far migliorare il popolo, in luogo di declamazioni contro il peccato, dategli un’alimentazione migliore. L’uomo è ciò che mangia.” Così scriveva Ludwig Feuerbach nel 1862 nel saggio Il mistero del sacrificio o l’uomo è ciò che mangia. Di questo saggio sembriamo aver colto solo il lato materialista e naturalista – certo nasceva con questo intento, in risposta all’idealismo hegeliano – trascurandone però l’aspetto etico e politico.

Il cibo domina le nostre conversazioni e ogni spazio sociale. In Italia la televisione trasuda soffritti a ogni ora. Siamo afflitti da Chef Star schizofreniche che pontificano sulla qualità delle materie prime, ma pubblicizzano prodotti di scarso valore; soli depositari del sapere culinario, bofonchiano sulla cucina casalinga mentre “rivisitano” ricette tradizionali e tutelate sfruttandone il nome.

Cibo conforto, cibo contraffatto, cibo sano, cibo tradito, cibo contaminato, cibo domestico, cibo seduzione, cibo spazzatura. Il cibo è specchio e strumento delle nostre nevrosi e contraddizioni. È forma di estremismi dei quali sorridere

oppure veicolo, e pretesto, di incontri familiari e scontri culturali

Racconta sempre e comunque di noi e della nostra appartenenza nazionale. E implica questioni etiche: il declino di McDonald’s, a vantaggio degli altri concorrenti nel segmento fast food, è conseguenza di una trasformazione culturale, di matrice generazionale, che tollera sempre meno le disgustose tecniche di allevamento degli animali e di produzione degli alimenti e le altrettanto disgustose condizioni lavorative dei dipendenti della catena.

Il cibo come prevenzione e cura di malattie. L’abusata frase “l’uomo è ciò che mangia”, mantra recitato nel nostro parossismo salutista, diventa strumento di marketing spregiudicato e ingannevole, ma anche segno evidente della sperequazione economica e sociale: sì, perché il cibo sano è un bene di lusso, chi non se lo può permettere si deve arrangiare. E9788807171567_quarta.jpg.448x698_q100_upscaled è questione politica. Perché il cibo, purtroppo, può essere strumento di dominio da parte delle multinazionali dell’agroalimentare nei confronti dei contadini di tutto il mondo, anche di quello occidentale, costretti a svendere il proprio lavoro al di sotto dei limiti di sussistenza; ed è manipolazione delle abitudini alimentari di milioni di persone, indotte, dalla povertà o dall’ignoranza, al consumo di cibo spazzatura: l’obesità non è più segno di ricchezza ma, al contrario, di povertà. Temi descritti accuratamente nel volume I padroni del cibo, bibbia dei movimenti di liberazione contadina nel Sud del mondo.

Il cibo, infine, come argomento di discussione internazionale. Questo è l’anno di Expo Milano 2015 con il suo tema ambizioso:  Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita. Finora ci ha dato in pasto malversazioni, cemento e polemiche a non finire. Ma l’Esposizione Universale dovrebbe celebrare il progresso umano e favorire il dialogo internazionale su temi di interesse comune. Speriamo, dunque, che una volta cominciata quest’edizione possa darci anche idee sensate e illuminanti in grado di nutrire il nostro spirito e, in modo più equo, il nostro corpo. Che sia un buon convivio.

Share

I commenti sono chiusi