Il riposo, che fatica!

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Pace e quiete, a pagamento. No, non si tratta di una vacanza in un resort, ma del servizio offerto da Breather, la nuova impresa che affitta stanze a ore a chi ha necessità di un luogo tranquillo per lavorare o a chi, al contrario, ha semplicemente bisogno di rilassarsi e riprendersi da riunioni e brainstorming. E questa è la parte interessante del servizio.

Ha ragione Oliver Burkeman a definirla “un’idea favolosa, ma al tempo stesso piuttosto inquietante”. Sì, perché affittare una stanza per un incontro d’affari o per ultimare un lavoro in vista della data di scadenza è un conto; ma affittarla per praticare yoga o per godere un’ora di silenzio, staccando la spina in una giornata faticosa, la dice lunga sullo stile di vita di quella parte iperproduttiva della società americana che non riesce mai a riposare. Dice molto, soprattutto, dell’incapacità di rilassarsi in modo semplice e con mezzi immediati, a casa o in un parco o in un qualsiasi altro luogo che non sia una stanza in affitto: come se dormire, guardare fuori dalla finestra, fare una passeggiata o perdersi nei propri pensieri non fossero un’esigenza quotidiana, ma un lusso, un peccato, uno spreco di tempo. Qualcosa, eventualmente, da legittimare col denaro: le tariffe orarie variano dai 15 dollari a Montreal fino ai 75 a New York (Madison Avenue). Soddisfazione di un bisogno reale oppure moda passeggera, Breather non è certo la prima trovata e non sarà l’ultima nel grande e fiorente business della gestione dello stress.

Non saper riposare, del resto, non è un problema solo occidentale. Il paese della filosofia zen e dell’hanami – l’osservazione della fioritura primaverile – sta ora affrontando un problema a lungo trascurato, l’haroshi, ossia le morti correlate al superlavoro. Non solo per infarti e malattie letali da stress: si calcola che circa un terzo dei suicidi avvenuti nel 2012 in Giappone sia legato all’eccesso di lavoro. Il governo ha in programma di rendere obbligatori per i dipendenti almeno cinque giorni di ferie all’anno. Da recenti indagini risulta, infatti, che i lavoratori usufruiscano, in media, di soli nove giorni all’anno su diciotto a disposizione, e che un lavoratore ogni sei non prenda neanche un giorno di ferie.

Iniziative imprenditoriali e interventi legislativi sono davvero in grado di modificare una cultura che ha fatto del lavoro, della sua presenza o della sua assenza, il fulcro centrale della vita umana?

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