La fatica passa io mi nascondo

la-fatica-passaFinalmente papà prese la sua retraite. Cioè andò in pensione, ma in francese ha tutto un altro sapore. Poté finalmente dedicarsi ai suoi studi latini, alle letture notturne senza l’assillo dell’alzataccia. Poté finalmente anche non far nulla.
Ma gli piaceva scrivere. Così scrisse tre libri ad uso e consumo propri (fatti salvi pochi parenti stretti ammessi a godere del suo stile un po’ rétro ma proprio per questo molto elegante). Uno di questi si intitola “Ti ricordi Anto’?” e raccoglie conversazioni con il suo collega, amico e compatriota Antonio Pepe. Argomento delle chiacchiere: Napoli, la Napoli tra le due guerre, dei grandi editori e giornalisti, dei teatri e della canzone, della voglia di vivere e di non far niente. E su questo tema il napoletanissimo Antonio Pepe aveva scritto un simpatico volumetto dal titolo emblematico: “La fatica passa io mi nascondo”, un compendio “di alcuni precetti e qualche norma per campare bene e per vivere il più a lungo possibile”, come lui stesso lo descrive, illustrati dall’ottimo Paolo Garretto.
Raccontano i due che ci hanno messo trent’anni per dare alla luce questo tesoro di consigli sull’arte di scansare ‘a fatica, intesa napoletanamente come lavoro. La genesi di questo breviario è a Budapest negli anni ’40 e Pepe racconta come già allora il suo amico avesse un rapporto di nobile distacco con il lavoro. Doveva dirigere decine di disegnatori in una società che faceva cartoni animati ma non si presentava quasi mai, per tatto e discrezione, e quando andava lo faceva tardissimo. “Se vado presto e qualcuno dei miei collaboratori arriva in ritardo, dovrei rimproverarlo, forse punirlo e non ne ho il cuore”. Un vero signore.

Le vignette di Garretto che illustrano le massime di Pepe sull’inutilità e la dannosità del lavoro, che inneggiano al riposo e al tempo libero sono un vero spasso e rappresentano molto bene lo spirito di questo blog.
Il libretto, edito da Franco Fiorentino Editore, è fuori catalogo per cui qualche assaggio ve lo diamo noi, con alcune vignette e relativa massima. Perché Antonio Pepe e Paolo Garretto sono i nostri eroi a cui va eterna gratitudine per aver vissuto e tramandato le regole del dolce far niente.

L’uomo non è fatto per lavorare. La prova è che si stanca.

pepe_scrivania

Il lavoro affatica l’uomo e l’uomo affaticato non può lavorare.

pepe_panchina

Nessuno è mai morto per eccesso di riposo.

 

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