Lo zen di Cartier-Bresson

HCB1938002W00003CDomenica 25 gennaio si chiude, presso il Museo dell’Ara Pacis a Roma, la retrospettiva Henri Cartier-Bresson. Chi non l’ha ancora vista non se la faccia scappare e approfitti dell’orario di apertura straordinario fino alle 24,00 in questi ultimi tre giorni.

L’esposizione ha il grande merito di offrire un excursus sull’intero percorso artistico e professionale di Cartier-Bresson: non solo, quindi, le celeberrime foto degli anni Trenta, che lo hanno reso noto come il genio della composizione, ma un patrimonio culturale di oltre 500 opere tra foto, disegni, dipinti, film e manoscritti. Ne emerge un ritratto complesso che va ben al di là del fotografo in grado di costruire una composizione geometricamente perfetta e attendere l’irrompere in essa del movimento improvviso, dell’imprevisto. Dalla ricostruzione degli studi giovanili, nei quali si cimentava in meravigliosi disegni e dipinti, si passa all’incontro con gli artisti surrealisti, ai grandi viaggi, all’impegno politico, agli anni dei fotoreportage e della creazione dell’agenzia Magnum fino al ritiro dal fotogiornalismo.

Cartier-Bresson ha vissuto un secolo non da semplice spettatore, ma da testimone consapevole e fine studioso della contemporaneità, sempre nel posto giusto al momento giusto. Viaggiatore attento, si immerge nella Storia raccontandone eventi eclatanti, protagonisti e celebrità, ma anche la vita quotidiana con acuto senso interpretativo da sociologo e da antropologo. Non solo guerre e stravolgimenti geopolitici, ma anche le trasformazioni silenziose e radicali della società: quando nella Francia del 1936 il governo di Léon Blum introduce la settimana lavorativa di 40 ore e quindici giorni di ferie retribuite, Cartier-Bresson immortala prontamente persone comuni che godono del tempo libero; con la nascita della società dei consumi eccolo ritrarre potenziali acquirenti davanti alle vetrine e nei grandi magazzini francesi o sovietici o cinesi, tutti con uno sguardo molto simile di bramosia verso i beni di consumo; lo svilupparsi della tecnologia è descritto senza moralismi o condanne in bellissime fotografie nelle quali uomo e macchina sembrano compenetrati.

Ritiratosi dal fotoreportage, e poi del tutto dalla fotografia, per tornare alle prime passioni del disegno e della pittura, Cartier-Bresson ha saputo raccontare un intero secolo con eleganza e sobrietà, fotografando con quella filosofia zen che tanto lo aveva ispirato attraverso uno dei suoi libri preferiti, Lo Zen e il tiro con l’arco.

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