L’otium di Jimmy

UK_Irish-Quad_AW_26782-Jimmys-Hall-1024x768-1024x768Disegno, musica, danza, poesia e pugilato praticati nel bel mezzo dell’Irlanda rurale: l’ultimo film di Ken Loach, Jimmy’s Hall, racconta le vicissitudini di una sala di campagna aperta dal comunista James Gralton e chiusa dalle autorità locali per ben due volte, la prima nel 1921 sull’orlo della guerra civile, la seconda nel pieno della Depressione degli anni Trenta.

La narrazione è a tratti manichea nella contrapposizione tra latifondisti e chiesa cattolica, da un lato, e comunisti dall’altro: cattivi i primi, buoni i secondi. Ed è piuttosto singolare che alla rappresentazione della dura opposizione di preti e padroni non faccia da contraltare quella della propaganda politica che nella sala probabilmente si praticava: in tal modo le accuse di comunismo appaiono del tutto pretestuose alla pura volontà di dominio esclusivo della chiesa sull’educazione dei parrocchiani. Ma forse proprio attraverso questa forzatura emerge prepotente l’idea più interessante del film, ossia che anche, ma direi soprattutto, chi vive nella miseria – e quella dell’Irlanda dei primi del Novecento è Miseria Nera – ha bisogno di soddisfare non solo la pancia ma anche lo spirito.

I personaggi che frequentano la sala sono in parte giovani alla ricerca di un luogo di aggregazione e in parte uomini e donne che vivono del duro e triste lavoro nelle miniere e nei campi. Persone che, anziché lasciarsi annichilire dalla fatica fisica, desiderano nutrire la mente coltivando le arti; perché la bellezza non può essere appannaggio dei soli benestanti, ma deve essere perseguita da chiunque rifugga l’abbrutimento e desideri vivere, non solo sopravvivere. E’ un’idea tanto semplice quanto rivoluzionaria, più forte di qualsiasi ideologia.

Solo quando trascuriamo i nostri bisogni intellettuali e spirituali siamo davvero asserviti, alla fame o al troppo benessere, ed è questo asservimento la peggior forma di miseria. Lo capisce bene padre Sheridan, l’antagonista di Jimmy, quando, preoccupato dalle attività di Gralton, ammonisce: “mai fidarsi di un autodidatta, specie se ha lavorato in miniera”.

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