Una rosa ci salverà

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Una rosa dell’amico Cristiano

Non si scrive più a penna, a mano. Io non so scrivere più a mano. Il computer, la macchina, ha sostituito la manualità. Certo, la possibilità di cancellare, correggere, spostare, sostituire, integrare, sottolineare, evidenziare, colorare aiuta. Ma si perde la manualità. La calligrafia è diventata un’arte coltivata da esperti che, giustamente, si fanno pagare per scrivere cartoncini di inviti personalizzati. 
A scuola, i bambini imparano a scrivere, non a scrivere bene. Mio figlio torna a casa con i “bravissimo” delle maestre e io puntualmente gli faccio correggere le parole scritte e pare addirittura che esista un disegno di legge per abolire l’insegnamento del corsivo nelle scuole. Tanto, sulla tastiera del PC c’è solo lo stampatello!
Oltre al valore estetico della scrittura, credo che usare la penna comporti un esercizio mentale, un impegno a pensare prima di mettere nero su bianco. Certo, si può cancellare ma quanto è brutta una pagina piena di segnacci.
Queste poche righe scritte a mano avrebbero preso al computer un altro aspetto e un’altra direzione, alcuni pensieri sarebbero stati approfonditi , altri accantonati, sostantivi e aggettivi scelti con cura, frasi tagliate.

Tempo fa (diversi anni, per la verità) un caro amico mi consigliò un esercizio zen serale per riordinare i pensieri di una giornata, per rilassarsi e staccare. Lui disegnava una rosa. Ogni sera. Pagine e pagine, quaderni e quaderni riempiti di rose. Ogni sera una rosa. Erano bellissime, me le ricordo disegnate a penna, non so se usasse altre tecniche.
“Io che faccio? Tu sei un artista, ma io?”
“Scrivi – fu la sua risposta – Ogni sera una paginetta”. 
Per qualche giorno gli diedi retta, poi finì.
Mi è tornato in mente quel consiglio scrivendo questo post.
Poi ho letto un articolo che parlava della buona scrittura, del panico da pagina bianca, dell’ansia di scrivere. Pare che l’errore sia proprio l’ansia. Bisogna trasformarla in un noioso esercizio di routine, dieci minuti al giorno. Insomma, le rose.
Certo, disegnare rose era anche, forse soprattutto, un esercizio tecnico di manualità, utile ai disegnatori e artisti in genere. Per chi scrive, oltre a recuperare con l’allenamento una calligrafia decente, l’esercizio quotidiano aiuta a riprendere confidenza con le parole, il valore delle parole, a ricordare espressioni dimenticate, a recuperare la ricchezza della lingua. Così la routine si trasforma in un meraviglioso viaggio di ricerca e con pazienza e costanza ci si riappropria delle parole. Mi raccomando, però, nessuna fretta e continuiamo a guardare dalla finestra. Conrad docet.

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