Vasca o doccia?

bath-155288_1280È uno dei dilemmi esistenziali che attanaglia gli italiani: Coppi o Bartali, panettone o pandoro, presepe o albero di Natale, spumante dolce o brut, mare o montagna, petto o coscia? Queste dicotomie sembrano superficiali e risibli ma sono in realtà manifestazioni di filosofie, di weltanschauung, diverse e antinomiche. Così è per l’uso della vasca o della doccia.

Come già in questo post, scritto in occasione del Natale sul blog di una mia amica, ci viene in aiuto il professor Bellavista che distingue le persone in uomini d’amore e in uomini di libertà. E naturalmente, secondo la sua particolare visione del mondo, gli uomini d’amore preferiscono farsi il bagno nella vasca mentre gli uomini di libertà usano la doccia. Ne consegue, ovviamente, che “il bagno è napoletano, un incontro con i pensieri, un appuntamento con la fantasia”. La doccia, viceversa, è milanese perché  è più veloce e razionale.

 

Prima di procedere a un’analisi sistematica dei pro e contro, però, facciamo un po’ di storia.

Bagno e doccia esistono da sempre, o meglio, da quando l’uomo è stato in grado di raccogliere e conservare acqua in recipienti più o meno grandi. Vasche in pietra e granito si trovano in Grecia e a Roma, vasche in legno in tutta l’Asia. Pare che i faraoni avessero il privilegio di farsi la doccia e disponessero anche di un maggiordomo particolare detto “capo della camera da bagno”. Storia e curiosità sul bagno e rubinetti le trovate nell’interessante sito del Museo del Rubinetto.
L’invenzione della doccia moderna viene però attribuita al medico francese  Merry Delabost, che nel 1872 pensò di migliorare l’igiene dei detenuti del carcere di Rouen, non a fini ricreativi ma solo per migliorarne l’efficienza lavorativa e far quindi risparmiare lo Stato (così affermava lui stesso). Aveva proprio ragione Bellavista: la doccia è per gli uomini di libertà (negata)!

Tornando a filosofeggiare, potremmo riassumere alcuni punti caratteristici della doccia

  • è pratica e veloce
  • è più igienica
  • si risparmia acqua (ma solo se dura meno di 15 minuti e se ci si insapona con il rubinetto chiuso)

e della vasca

  • è comoda (ci si sta sdraiati)
  • è rilassante
  • è divertente (per i bambini piccoli che ci fanno sguazzare le paperelle o affondano il Titanic di turno)

Una piccola indagine privata ha portato a risultati sorprendenti. La doccia la fa da padrone (segno dei tempi convulsi) anche presso il gentil sesso, che la preferisce alla vasca. Troppo tempo per la preparazione e per la pulizia successiva al bagno.  In parole povere, il gioco non vale la candela.
E a proposito di candele, queste sono un elemento di contorno indispensabile, insieme ai sali e al bicchiere di vino rosso, nell’immaginario collettivo del rilassamento in vasca.
Qualche “docciaiolo”, poi, usa la vasca per “eventi speciali” in cui l’igiene ha un ruolo secondario.
Per problemi logistici, inoltre, molte persone fanno la doccia nella vasca. Si tratta di un ibrido che può essere accettato solo a causa della mancanza di spazi adeguati. Per i pasticcioni come me è necessario un box doccia a parte per evitare schizzi e spruzzi in giro per la stanza da bagno.
Altro elemento di diversità è il canto. La leggenda vuole che si canti sotto la doccia; forse dipende dal fatto che il box fa da buona cassa di risonanza e tutti si immaginano Elvis o Pavarotti sotto il getto. Nella vasca invece è protagonista la musica d’ascolto, prevalentemente classica o jazz non troppo impegnato: dopo tutto bisogna pur rilassarsi.

Una distinzione, infine, per così dire “politica” viene proprio dalla musica di quel maestro dell’ironia e fustigatore dei mali italiani che era il signor G. Destra o sinistra? L’importante, dico io, è che l’una e l’altra non si lavino troppo solo le mani ma che la vasca o la doccia servano da lavacri purificatori.

 

 

 

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